• Colloques,  Conférences

    Gig economy: workshop & keynote, 13 December 2019, University of Geneva

    New business models are resulting from the digital transformation and revolutionizing the world of work. The gig economy has profound implications for social dialogue and workers’ protection. While some see gigging as a way into regular employment for the hard-to-employ, others portend a pessimistic future of workers with little or no income-security protections. The Swiss Network for International Studies (SNIS) funded a research project aimed to generate a better understanding of how the gig economy is transforming social dialogue and workers’ protection. The research tackles several questions in the perspective of the ILO Decent Work Agenda. What are the implications of the gig economy for employment arrangements, social protection, and for social dialogue and labour relations in different sectors and countries? How can the technological and managerial innovation of the gig economy be managed and enhanced to ensure it delivers a measure of security and social protection to the workers? What should be the role of social dialogue and the social partners in shaping developments in the gig economy and ensuring decent work for gig workers?

    In this final conference all research teams involved in the project – in Switzerland, Germany, Greece and United Kingdom – will present and discuss the results of their fieldwork with recognized international experts and the audience in general.

    This project is founded by the Swiss Network for International Studies (SNIS).
  • Interviews,  Livres

    L’orario tornerà un tema sociale

    Area. Quindicinale di critica sociale et del lavoro. 6.12.2019

    Il sociologo Cianferoni analizza la scomparsa della discussione collettiva sulla durata della giornata lavorativa, che si è notevolmente allungata.

    Intervista condotta da Francesco Bonsaver

    Nicola Cianferoni, dal suo libro s’intuisce che le persone sottoposte a un’estensione del tempo di lavoro, la subiscono passivamente, considerandola persino come scelta personale.

    Definire scelte individuali delle situazioni imposte dal funzionamento collettivo della società, è uno dei risultati flagranti dell’inchiesta. La vera domanda è: perché? Intravvedo tre possibili risposte. La prima è legata all’impostazione della gestione del personale iniziata negli anni ’80, cioè da quando è stata completamente individualizzata la relazione lavorativa. Il dipendente è valutato singolarmente, gli si pongono degli obiettivi individuali da raggiungere, in base ai quali sarà poi misurata la sua performance. Eppure nella grande distribuzione il lavoro rimane fondamentalmente collettivo. Al centro dell’attenzione dell’azienda, vi è la cifra d’affari della filiale, ottenuta dal collettivo di lavoratori. In secondo luogo, l’impostazione ideologica dominante nella società è orientata nella narrazione che siano solo le scelte individuali a risultare determinanti, facendo totalmente astrazione del contesto sociale in cui l’individuo è inserito. Infine, la scomparsa del movimento operaio che consentiva all’individuo di sentirsi parte di una classe sociale, identificandola in condizioni di vita o di lavoro molto simili. L’attuale individualizzazione è estrema. Essa porta ad esempio il lavoratore a sentirsi in colpa quando è in malattia e i colleghi arrabbiarsi con l’assente, al posto d’interrogarsi sulla carenza di effettivi. Oppure, nel caso dei quadri intermedi, quest’ultimi ritengono sia una loro scelta quella di lavorare molte ore, privandosi del tempo per stare coi figli. Tuttavia, anche in questo caso, la riproduzione della divisione per genere dei ruoli familiari è spesso imposta dal sistema organizzativo del lavoro, il quale è di responsabilità collettiva, non individuale.